Approccio Riabilitativo Perineale

Approccio Riabilitativo Perineale - Dott. Carmelo GEREMIA - Specialista in Gastroenterologia
Le tecniche riabilitative perineali svolgono un ruolo preventivo e curativo attraverso l´individuazione caso per caso dei meccanismi fisio-patologici alla base della disfunzione e la decisione dei tempi e delle modalità di applicazione terapeutica. Il programma riabilitativo perineale e globale posturale ` complesso e prevede l´utilizzo variamente combinato di tutte le modalità terapeutiche conservative, i cui cardini sono rappresentati da più tecniche: chinesiterapia, biofeedback, stimolazione elettrica funzionale (SEF) e tecniche comportamentali (indicazioni di igiene di vita, programma di minzione ed evacuatorio, consigli alimentari). La chinesiterapia può essere considerata il vero cardine riabilitativo e comprende varie tecniche, per esempio:

-ESERCIZI DEL PAVIMENTO PELVICO (PELVIC FLOOR EXERCISES)
-LAVORO FASCIO-CONNETTIVALE
-STRETCHING PER VIA VAGINALE (Operatore)
-AUTOSTRETCHING (Paziente)

Gli esercizi del pavimento pelvico si articolano in più fasi (sequenziali e continue) per eseguire i quali sono indispensabili conoscenze sulla zona anatomica in questione (anche attraverso l´uso di tavole anatomiche) che la maggior parte dei pazienti non possiede, se non superficialmente. ` importante prendere coscienza del perineo attraverso feed-back tattile visivo, tonificazione e automatismo perineale. Il trattamento si basa su un programma attivo di esercizi di fisioterapia eseguiti prima con il terapeuta, poi dai pazienti stessi a casa.
Per diagnosticare, prevenire e trattare le disfunzioni influenzate dal sistema muscolo-scheletrico, ossia quelle che non sono causate da altre condizioni pelviche patologiche più gravi e pertanto necessitano prettamente dell´intervento specialistico, ci si può avvalere del trattamento dei punti trigger miofasciali – punti iperirritabili posti all´interno di un fascio teso del muscolo scheletrico o nella fascia del muscolo, dolenti alla compressione e che possono originare algia e ipersensibilità – nonché delle tecniche riflesse usate per identificare e trattare le disfunzioni somatiche del bacino.
All´interno delle opzioni terapeutiche, le terapie fisiche meritano un´enfasi speciale perché molti pazienti affetti da dolore pelvico cronico hanno una significativa componente miofasciale. Una terapia manuale interna, attuata da un terapista appropriatamente addestrato, ` efficace per l´iperattività del pavimento pelvico e fino al 70% dei pazienti ottiene in genere un miglioramento moderato-significativo per quanto concerne il dolore e i sintomi allo svuotamento vescicale e rettale.
La terapia è in genere personalizzata e scelta in base alle patologie dei soggetti e alla loro vita di coppia. Essa prevede l´azione di diversi specialisti sia in ambito psicologico sia in ambito sessuale e riabilitativo. L´obiettivo finale della terapia non si limita alla sconfitta del dolore cronico ma mira alla ripresa lenta e progressiva della risposta sessuale per permettere ai pazienti di recuperare non solo un´intimità soddisfacente ma anche la propria autostima, la propria identità sessuale. Per ogni paziente, o coppia, sarà scelta la strategia migliore seguendo queste linee guida:
  • terapia comportamentale
  • esercizi di rilassamento (yoga, training autogeno ecc. per sciogliere le tensioni corporee
  • manipolazioni osteopatiche globali (posturali esterne e interne)
  • conoscere e applicare il protocollo di Stanford
  • tecniche riabilitative (chinesiterapia, biofeedback, agopuntura, elettrostimolazione). Per la chinesiterapia possono essere utilizzati esercizi del pavimento pelvico, lavoro fascio-connettivale, stretching per via vaginale e autostretching da insegnare al paziente
  • terapia farmacologica con ansiolitici (per ridurre il cosiddetto “terremoto neurovegetativo” ossia i sintomi quali tachicardia, sudorazione e spasmi muscolari alla base del dolore pelvico cronico. In genere sono utilizzati i FANS per aumentare la soglia del dolore ma ` necessario che ogni sindrome sia trattata in modo specifico)
  • terapia psicodinamica (per analizzare il rapporto e le dinamiche anche all´interno della coppia poiché le ripercussioni sull´unione affettiva si hanno in particolar modo se si considera la profonda correlazione tra dolore fisico e psicologico che innesca criticità nel sé e nel rapporto con gli altri, in primo luogo i partner).

Il terapeuta agisce quindi come “medico della persona”, prendendosi carico dei pazienti e cercando di comprendere a fondo il loro mondo psichico e relazionale, in un approccio di cura non rivolto esclusivamente al dolore ma a tutti gli aspetti che creano disagio e disturbo alla persona: un atteggiamento “patient centered” che ha come scopo la guarigione dal dolore ma anche la risoluzione della componente psico-affettiva che lo caratterizza.
Il successo del trattamento ` legato all´impegno e alla collaborazione del paziente e del terapeuta; il paziente, in particolare, deve eseguire le istruzioni date circa gli esercizi da svolgere a casa, mentre il terapeuta, anche collaborando con le altre figure che lo affiancano, deve farsi carico del paziente nella sua globalità, impostando un programma terapeutico il più adeguato possibile alla persona in cura tenendo conto anche della sfera emozionale: “ascoltare la paziente e prendersene cura equivale ad avere risolto, almeno per il 40%, la sintomatologia dolorosa”, David Wise,Ph.D.Rodney Anderson,MD . Molto però deve ancora essere fatto e la ricerca sarà fondamentale per poter continuare a migliorare la qualità di vita delle pazienti, così come sono indispensabili centri specializzati nella terapia riabilitativa (con esperienza in chinesiterapia pelvi-perineale, elettrostimolazioni funzionali, biofeedback).