Dott. Carmelo GEREMIA
Specialista in Gastroenterologia - Proctologia - Perineologia
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Stipsi Cronica

Stipsi cronica

uno dei disturbi gastrointestinali piĆ¹ frequenti

La stitichezza, uno dei disturbi gastrointestinali più frequenti, con prevalenza maggiore nelle donne rispetto agli uomini.

La stipsi viene definita come la presenza di due o più dei seguenti sintomi, per almeno 12 settimane, non necessariamente consecutive, in un anno, in oltre il 25% delle evacuazioni:

 

  • sensazione di evacuazione incompleta

  • feci caprine

  • sforzo evacuativo

  • sensazione di ostruzione/blocco anorettale

  • manovre manuali per favorire l’ evacuazione

  • meno di tre evacuazioni a settimana


La stipsi può essere funzionale o secondaria a:

  • inadeguato apporto di fibre e liquidi

  • disturbi endocrini: diabete, ipotiroidismo, iperparatiroidismo

  • disturbi metabolici: ipokaliemia, ipercalcemia, uremia, porfiria acuta intermittente

  • disturbi neurologici: malattia di Hirschsprung, malattia di Parkinson, sclerosi multipla,ecc.

  • ulcera solitaria del retto

  • ostruzione luminale ed  extraluminale

  • anomalie strutturali: rettocele, prolasso rettale, stenosi da radiazioni

  • malattia diverticolare

  • farmaci: ca-antagonisti, antidepressivi, narcotici, diuretici, analgesici, anticonvulsivanti

 

La stipsi funzionale viene comunemente distinta, in relazione al tempo di transito intestinale, in stipsi con transito normale, o rallentato (slow transit constipation) e stipsi da defecazione ostruita (outlet obstruction). Nel primo gruppo rientrano i pazienti (25-60%) con normale tempo di transito intestinale che lamentano comunque dolore e gonfiore addominale: generalmente viene posta diagnosi di sindrome dell’ intestino irritabile, variante stipsi. Nei pazienti con transito rallentato (15-50%) i disturbi della motilità intestinale sono da ascriversi verosimilmente a disturbi del sistema nervoso enterico o anomalie della muscolatura liscia; infine i pazienti con defecazione ostruita (20-45%)  hanno difficoltà ad espellere le feci: in questo caso alterazioni strutturali (rettocele, intussuscezione, prolasso rettale), funzionali (dissinergia del muscolo pubo-rettale, anismo) o sensoriali devono essere ricercate come possibili cause del quadro clinico.

     Come si fa la diagnosi?
L’ approccio iniziale consiste nell’ anamnesi, volta soprattutto ad indagare le abitudini alimentari e nell’ esame obiettivo, comprendente anche l’ esplorazione rettale. Per escludere le forme di stipsi secondaria si eseguono esami del sangue ed eventualmente colonscopia o clisma opaco in quanto talvolta questa condizione può mascherare la presenza di un tumore. Per le forme funzionali le indagini comprendono, a seconda dei casi, lo studio del tempo di transito intestinale, la defecografia, la manometria anorettale e reflessologia ampollare  ( studio delle pressioni e della sensibilità ), l’ecografia endoanale o perineale dinamica e l’ elettromiografia ( studio dell’ attività mioelettrica degli sfinteri ).

     Quale e’ la cura della stipsi cronica?


La cura va’ adottata solo dopo aver individuato la causa specifica:

  • Per la stipsi secondaria la terapia e’ volta alla patologia di base.
  • La stipsi con normale tempo di transito si tratta correggendo la dieta incrementando l’ introito di cibi ad alto residuo (frutta e verdura) e liquidi.
  • Per la stipsi con rallentato transito oltre all’ aumento del consumo di fibre può essere utile la somministrazione di lassativi formanti massa o lassativi osmotici e stimolanti (a seconda della risposta alla terapia); anche farmaci procinetici rappresentano una potenziale alternativa al trattamento della stipsi cronica.
  • Neuromodulazione sacrale.
  • Nella dissinergia del pavimento pelvico, oltre gli accorgimenti dietetici, e’ indicato un trattamento di rieducazione, mediante il biofeedback (manuale e/o strumentale) con un tasso di successo stimato intorno al 75 % .
  • L’ intervento chirurgico e’ raramente necessario per risolvere i casi  più complessi di stipsi. Ad esso si deve giungere quando i provvedimenti terapeutici di tipo conservativo falliscono o nei casi in cui alterazioni strutturali come un voluminoso rettocele, l’ intussuscezione o il prolasso del retto determinano una difficoltà ad espellere le feci.
  • Un ruolo importante viene riservato alla psicoterapia; molti pazienti affetti da stipsi cronica soffrono, infatti, di ansia e depressione.

 


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